La Sberla

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giovedì, febbraio 23, 2006

 

Caso Interspar

La Cdl verso una clamorosa spaccatura in consiglio comunale. Oltre quaranta emendamenti per il nuovo piano del commercio. La Lega si smarca da Forza Italia e si avvicina al centrosinistra

«Il nuovo piano del commercio fa schifo. Se passa nella sua forma originale diventa un furto da 30 milioni di euro. Per l’ennesima volta gli interessi particolari prevarrebbero su quelli della collettività. Il futuro
di questa città è fottuto per sempre se i vicentini non si svegliano. Da addormentati stanno diventando complici». Il 21 febbraio ha usato queste parole Franca Equizi, poco prima che cominciasse il consiglio comunale.
E le parole della consigliera su cui pende un procedimento di espulsione dal partito, hanno pesato come macigni poco prima che in aula si arenasse la
discussione sul nuovo piano del commercio.

IL QUADRO DI RIFERIMENTO. Il 21 febbraio infatti la sala Bernarda era chiamata a votare il nuovo regolamento annonario. Il provvedimento era atteso da molti, soprattutto dall’Interspar di viale Crispi, che in autunno aveva aperto illegittimamente una maxi struttura di 2.500 metri quadri senza avere la regolare licenza. La cosa aveva provocato la reazione dell’assessore
al commercio Ernesto Gallo dell’Udc, tanto che a norma di regolamento, il reparto alimentare dell’ipermercato era stato chiuso. La reazione della proprietà e del sindacato era stata immediata. Subito infatti i rappresentanti dei lavoratori sono scesi in agitazione: «I posti a rischio sono sessanta». Con questi striscioni una cinquantina di dipendenti ha fatto presenza in sala Bernarda mentre la maggioranza di centrodestra
e l’opposizione dell’Unione cominciavano i lavori.

L’IMPASSE. Dopo l’intervento del capogruppo del Carroccio Manuela Dal Lago però le spaccature in seno alla Cdl si sono fatte evidenti. La leghista non ha avuto dubbi: «Questo regolamento è troppo sbilanciato nei confronti della grande distribuzione. È vero che i grandi market hanno una importante funzione di calmieratori dei prezzi, ma altrettanto vero che nella circoscrizione 6 sono davvero troppi».

Una presa di posizione che unita al bombardamento di Equizi e a quello del centrosinistra (una trentina gli emendamenti presentati) ha messo in difficoltà il sindaco azzurro Enrico Hüllweck, che da settimane andava
caldeggiando un provvedimento che in qualche maniera sanasse la situazione dell’Interspar. Durissimo poi l’intervento del Verde Ciro Asproso: «Se
vogliamo permettere l’apertura di strutture di 2.500metri quadri davanti all’Auchan, vicino al nuovo tribunale e persino vicino al nuovo teatro, in pieno centro storico, allora è meglio che ci dimettiamo
tutti».

FORZA ITALIA. Così l’azzurro Dino Nani, uno dei fedelissimi di Hüllweck, ha tentato una difesa: «Il provvedimento non fa che ricalcare lo spirito della normativa regionale». Nonostante ciò, a tarda serata, la seduta è stata aggiornata al 23 febbraio, ultimo termine utile. Il sindaco, conscio della frattura nella Cdl, furente ha abbandonato l’aula.

 

Finanziamento ai partiti

Un inciucio consumato nel decreto “milleproroghe”

L'opposizione parlamentare di centrosinistra ha attaccato duramente la Cdl per il decreto cosiddetto "milleproroghe". Diversi sono stati i rilievi, molti dei quali giudicati corretti dalla stragrande maggioranza degli analisti politici. Basti pensare alle prescrizioni sugli stupefacenti improvvisate all'ultimo secondo. Ma perché Prodi & Co. si sono dimenticati del finanziamento pubblico ai partiti? Qualcuno parla di contesto omertoso. E come dargli torto con questa hit parade del debito? Ecco la classifica in milioni di euro: Ds 178; Fi 121; Lp 11,2; Udc 10; Rc 4; Margherita 3,5; Nuovo Psi 3,5; Udeur 2,8; Verdi 2,7; Pri 2,4; An 1,9; Lega 0,8; Sdi 0,6; Ci 0,3; Msi 0,03. Totale 340 milioni di euro. L'inciucio ha avuto buon gioco perché la legge prevede che i partiti possono utilizzare i soldi che dovranno avere dallo Stato come garanzia per i debiti già contratti.

 

CASO INTERSPAR. La Cdl verso una clamorosa spaccatura in consiglio comunale

Oltre quaranta emendamenti per il nuovo piano del commercio. La Lega si smarca da Forza Italia e si avvicina al centrosinistra

«Il nuovo piano del commercio fa schifo. Se passa nella sua forma originale diventa un furto da 30 milioni di euro. Per l’ennesima volta gli interessi particolari prevarrebbero su quelli della collettività. Il futuro di questa città è fottuto per sempre se i vicentini non si svegliano. Da addormentati stanno diventando complici». Il 21 febbraio ha usato queste parole Franca Equizi, poco prima che cominciasse il consiglio comunale. E le parole della consigliera su cui pende un procedimento di espulsione dal partito, hanno pesato come macigni poco prima che in aula si arenasse la discussione sul nuovo piano del commercio.

IL QUADRO DI RIFERIMENTO. Il 21 febbraio infatti la sala Bernarda era chiamata a votare il nuovo regolamento annonario. Il provvedimento era atteso da molti, soprattutto dall’Interspar di viale Crispi, che in autunno aveva aperto illegittimamente una maxi struttura di 2.500 metri quadri senza avere la regolare licenza. La cosa aveva provocato la reazione dell’assessore al commercio Ernesto Gallo dell’Udc, tanto che a norma di regolamento, il reparto alimentare dell’ipermercato era stato chiuso. La reazione della proprietà e del sindacato era stata immediata. Subito infatti i rappresentanti dei lavoratori sono scesi in agitazione: «I posti a rischio sono sessanta». Con questi striscioni una cinquantina di dipendenti ha fatto presenza in sala Bernarda mentre la maggioranza di centrodestra e l’opposizione dell’Unione cominciavano i lavori.

L’IMPASSE. Dopo l’intervento del capogruppo del Carroccio Manuela Dal Lago però le spaccature in seno alla Cdl si sono fatte evidenti. La leghista non ha avuto dubbi: «Questo regolamento è troppo sbilanciato nei confronti della grande distribuzione. È vero che i grandi market hanno una importante funzione di calmieratori dei prezzi, ma altrettanto vero che nella circoscrizione 6 sono davvero troppi».

Una presa di posizione che unita al bombardamento di Equizi e a quello del centrosinistra (una trentina gli emendamenti presentati) ha messo in difficoltà il sindaco azzurro Enrico Hüllweck, che da settimane andava caldeggiando un provvedimento che in qualche maniera sanasse la situazione dell’Interspar. Durissimo poi l’intervento del Verde Ciro Asproso: «Se vogliamo permettere l’apertura di strutture di 2.500metri quadri davanti all’Auchan, vicino al nuovo tribunale e persino vicino al nuovo teatro, in pieno centro storico, allora è meglio che ci dimettiamo tutti».

FORZA ITALIA. Così l’azzurro Dino Nani, uno dei fedelissimi di Hüllweck, ha tentato una difesa: «Il provvedimento non fa che ricalcare lo spirito della normativa regionale». Nonostante ciò, a tarda serata, la seduta è stata aggiornata al 23 febbraio, ultimo termine utile. Il sindaco, conscio della frattura nella Cdl, furente ha abbandonato l’aula.

 

Consiglio provinciale

I comitati rosatesi protestano in aula contro la giunta. È nocivo il gel trovato nella zincheria Valbrenta. Formenton è un bugiardo. La replica: «Nessun pericolo»

Il caso della zincheria Valbrenta di Rosà è nuovamente deflagrato a palazzo Nievo dove il 20 febbraio si è riunito il consiglio provinciale. Durante una
interrogazione dei Verdi una ventina di sostenitori del comitato di San Pietro ha sfilato silenziosamente (vedi foto) in aula per poi protestare duramente contro la giunta della Cdl a margine della seduta.

L’ANTEFATTO. La querelle amministrativa e giudiziaria va ormai avanti da
oltre un lustro. Nella frazione di San Pietro a Rosà un migliaio di residenti contesta l’insediamento della zincheria Valbrenta. Tra le tante accuse nei confronti dei privati quello di aver «letteralmente avvelenato il sottosuolo dove sono state costruite le fondamenta», nonché quello di avere violato
la norma urbanistica. Sull’altro versante la proprietà sostiene invece
la regolarità dell’intero iter.

L’INTERROGAZIONE. Così è stata la verde Rosanna Rosato con una interrogazione a chiedere alla provincia «sin da ora la valutazione di impatto ambinetale (Via, ndr) per l’insediamento della zincheria, che sta per essere ultimata». Per la Rosato infatti l’impianto ha le caratteristiche non del «semplice sito metallurgico, ma ricade nella fattispecie di insediamento a valenza anche chimica». Tant’è che la Via richiederebbe controlli più approfonditi su tutti i parametri ambientali.

LA GIUNTA. In questo quadro la replica è toccata al leghista Walter Formenton, suo il referato all’ambiente: «Siamo in attesa che la ditta fornisca alla provincia la documentazione». Poi una precisazione sul gel ritrovato nel perimetro della fabbrica: «Non c’è contaminazione da acrilammide (sostanza assai tossica, Ndr)... Le modeste quantità di gelatina ritrovata, secondo l’Arpav hanno dato riscontro per la presenza di poliacriloammide ammoniaca commerciale. Una sostanza usata per la depurazione delle acque».

IL COMITATO. Secca la risposta di Lorenzo Signori, portavoce del comitato: «Si vede che Formenton ha lavorato per la Tricom, l’azienda che è stata rinviata a giudizio per aver procurato il disastro ambientale di Tezze sul Brenta. Sono gli stessi documenti prodotti dai periti della zincheria a dire che quel gel schifoso trasudato dal sottosuolo (contiene, Ndr) poliacriloammide e acrilammide. Formenton mente. Ma pure la presidente
leghista Manuela Dal Lago non ne esce bene. Ne esce a pezzi. In aula non c’era. Le fa ribrezzo parlare della zincheria?»

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